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Il Brasile (portoghese Brasil), repubblica federale dell'America meridionale, con una superficie di 8.511.965 kmq, è lo stato più esteso del continente. Confina a nord con il Venezuela, la Guyana, il Suriname e la Guyana Francese, a sud con l'Uruguay, a ovest con l'Argentina, il Paraguay, la Bolivia e il Perù, a nord-ovest con la Colombia; a est è bagnato dall'oceano Atlantico.
La maggior parte della popolazione è concentrata nelle regioni costiere e, in particolare, nelle città di São Paulo (10 milioni di abitanti, 18 nell'agglomerato urbano) e di Rio de Janeiro (6 milioni di abitanti).
La capitale è Brasilia (circa 3 miloni di abitanti nell'agglomerato urbano).
Il territorio del Brasile era abitato in origine da popolazioni amerinde seminomadi, appartenenti alle tribù degli arawak, tra le quali i caribi, stanziati nelle regioni settentrionali, e i tupí-guaraní che vivevano lungo la costa orientale e nella valle del Rio delle Amazzoni.
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| L'esplorazione europea e i primi coloni (1500-1580)
Quando nell'aprile del 1500 il navigatore portoghese Pedro Alvares Cabral sbarcò sulle coste brasiliane, a Pôrto Seguro, a sud dell'attuale Salvador (Bahia), che denominò Isola di Vera Cruz, probabilmente già sapeva dell'esistenza di una terra sconfinata, che rivendicò formalmente alla Corona di Lisbona in base al trattato di Tordesillas (1494), poi precisato da quello di Saragozza (1529).
Dopo il 1530 il re portoghese Giovanni III potè dare inizio alla colonizzazione del paese, istituendo per le nuove terre una struttura amministrativa di tipo feudale, con una divisione in distretti o "capitanie" affidati prima a nobili e, in seguito, a partire dal 1549, a un governatore generale. Il primo di questi, Thomé de Souza, organizzò un sistema di governo centralizzato con capitale a Bahia; per ovviare alla scarsità di manodopera, i portoghesi ricorsero molto presto all'importazione di schiavi dall'Africa.
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Il governo spagnolo e le incursioni olandesi (1580-1640)
Quando nel 1580 Filippo II, re di Spagna, acquisì anche la Corona portoghese, i possedimenti brasiliani vennero coinvolti nelle azioni di guerra mossegli contro da inglesi e olandesi. Nel 1624 questi ultimi si impadronirono della città di Bahia, riconquistata un anno dopo da un esercito composto da spagnoli, portoghesi e amerindi. Seguirono altre azioni militari che assicurarono agli olandesi il controllo della maggior parte del territorio compreso tra l'isola di Maranhão e il basso corso del São Francisco. La zona occupata dagli olandesi sviluppò presto un'economia fiorente, ma, dopo le dimissioni del governatore, i coloni portoghesi si riappropriarono del territorio e gli olandesi rinunciarono formalmente a qualsiasi ulteriore rivendicazione su territori brasiliani.
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Un vicereame sotto il dominio portoghese (1640-1820)
Dopo il 1640, anno in cui le Corone di Spagna e Portogallo si divisero nuovamente, il Brasile tornò sotto il dominio portoghese e divenne un vicereame.
L'espandersi della colonizzazione del paese verso sud fu preceduto dalla penetrazione di vaste aree dell'interno ad opera di missionari gesuiti operanti nella valle dell'Amazzonia sin dagli inizi del XVI secolo. Nel frattempo gruppi di paulisti (residenti di São Paulo) avevano raggiunto l'alto corso del Paraná durante spedizioni finalizzate alla cattura di indigeni da utilizzare poi come schiavi; questa pratica suscitò la ferma condanna dei missionari gesuiti che, inizialmente, ottennero l'appoggio della Corona. Molti paulisti furono attratti dalla ricerca di oro e diamanti, specialmente dopo la scoperta nel 1693 di vasti giacimenti nella regione del Minas Gerais; altri si dedicarono alle colture di canna da zucchero e caffè.
Il primo ministro portoghese, il marchese di Pombal, promosse numerose riforme nelle colonie brasiliane: liberò gli amerindi ridotti in schiavitù e incoraggiò l'immigrazione, ridusse le tasse a carico dei coloni, abolì il monopolio regio del commercio estero brasiliano e centralizzò la burocrazia amministrativa, trasferendo la sede del governo da Bahía a Rio de Janeiro. Allontanò inoltre i gesuiti dal paese (1760), cedendo alle richieste di molti proprietari terrieri irritati dall'azione dei missionari in difesa degli indigeni e dal loro crescente potere economico. |

Nell'immagine: una mappa del Brasile nel 1650 (fonte: Brown University) |
Un nuovo impero (1822)
Nel novembre del 1807 Napoleone invase il Portogallo, e il principe reggente Giovanni si rifugiò con la sua corte a Rio de Janeiro, dove pose la sua residenza e la sede del governo locale.
Durante il suo soggiorno, e prima di fare ritorno in patria col titolo regale e il nome di Giovanni VI (1821), il sovrano in esilio svincolò le industrie dai limiti e dai controlli di cui erano gravati ed aprì i porti al traffico con l'estero, facendo rifiorire il Brasile e calmando gli interessi indipendentistici, ma perdette progressivamente popolarità tra i suoi sudditi a causa della corruzione e dell'inefficienza che caratterizzarono la struttura amministrativa. Alla vigilia della sua partenza per il Portogallo, Giovanni nominò reggente il figlio Don Pedro, imponendo di nuovo ai territori brasiliani lo stato di colonia. Il giovane principe si ribellò, convocando un'Assemblea costituente e proclamando l'indipendenza del paese, dopo aver assunto il titolo imperiale e il nome di Pietro I. In breve tempo tutte le truppe portoghesi lealiste furono costrette ad arrendersi all'autorità del nuovo regime.
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