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La seconda presidenza di Vargas
Nel gennaio del 1951 Getúlio Vargas tornò al potere, dopo aver sconfitto a larga maggioranza i candidati rivali alle presidenziali dell'ottobre precedente. Formato un gabinetto di coalizione con tutti i partiti maggiori, egli adottò misure di emergenza per riassestare il bilancio nazionale, ridurre il costo della vita, aumentare i salari ed estendere l'assistenza sociale; in un secondo momento giunse anche alla decisione di nazionalizzare le risorse petrolifere. La contraddittorietà del programma finì col renderlo oggetto di una dura opposizione sia da parte delle forze moderate sia di quelle radicali, frange delle quali avevano già iniziato a mettere a segno azioni terroristiche.
L'assassinio nell'agosto del 1954 di un ufficiale dell'aviazione in un attentato portò alla richiesta di dimissioni di Vargas da parte dei militari; certo dell'imminenza di un pronunciamento ai suoi danni, il presidente annunciò il passaggio di consegne al suo vice, João Café Filho, e alcune ore dopo si suicidò.
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| Le amministrazioni Kubitschek, Quadros e Goulart
L'ex governatore del Minas Gerais, Juscelino Kubitschek, vinse le elezioni presidenziali dell'ottobre 1955 con l'appoggio dei sostenitori di Vargas e dei comunisti. Egli annunciò un ambizioso programma quinquennale di sviluppo economico, sostenuto da un consistente prestito della Banca americana di import-export, e avviò la costruzione della nuova capitale federale, Brasilia. La rapida crescita industriale di quegli anni si sovrappose alla contemporanea caduta dei prezzi internazionali del caffè e l'inflazione provocò numerose rivolte e scioperi di lavoratori e studenti.
Nel gennaio del 1961 il neopresidente Junio da Silva Quadros promosse un rigoroso programma di tagli alle spese statali, avviando inoltre una decisa azione tesa a stroncare la piaga della corruzione. Dopo le inaspettate dimissioni di Quadros, i militari si opposero all'assunzione dei poteri da parte del vicepresidente João Belchoir Marques Goulart, ritenuto simpatizzante del regime castrista a Cuba. Solo una riforma costituzionale che toglieva gran parte dei poteri al presidente rese possibile il passaggio di consegne, ma un anno dopo essere entrato in carica (settembre 1961) Goulart indisse e vinse un referendum per verificare il sostegno popolare a un ritorno al regime presidenziale (gennaio 1963). Forte della ritrovata autorità, il presidente si apprestò a realizzare un vasto piano di riforme, decretando agli inizi del 1964 l'entrata in vigore di controlli sui livelli degli affitti, la nazionalizzazione delle raffinerie petrolifere, l'espropriazione delle terre non coltivate e limitazioni all'esportazione dei capitali. Due mesi dopo l'annuncio di queste misure, il governo fu rovesciato dai militari; Goulart riparò in Uruguay e il generale Humberto Castelo Branco prese il suo posto alla guida del paese.
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I Presidenti Kubitschek, Quadros e Goulart (fonte: Presidenza della Repubblica brasiliana, galleria dei presidenti) |
I governi militari
Il nuovo regime, con i poteri straordinari conferitigli dall'Atto istituzionale firmato in aprile, eliminò ogni opposizione politica e restrinse i diritti politici, adottando inoltre versioni addolcite di molte riforme prefigurate da Goulart, specialmente in materia di controlli statali sui livelli dei prezzi e dei salari. Una legge del 1965 restrinse le libertà civili, accrebbe le funzioni del governo e reintrodusse l'elezione del presidente e del suo vice da parte del Congresso. Il resto del decennio trascorse sotto il regime del maresciallo Artur da Costa e Silva, durante il quale il miglioramento della situazione economica nazionale si unì a una caratterizzazione sempre più autoritaria delle istituzioni e a un intensificarsi della repressione di ogni forma di opposizione politica. Quest'ultima tendenza fu accentuata dal successore di Costa, il generale Emílio Garrastazú Médici, che intensificando le misure repressive provocò un incremento dell'attivismo dei gruppi rivoluzionari. Nel contempo la crescita economica generale e lo sviluppo delle vaste regioni dell'interno del paese promosse dal governo risultarono soffocate dagli alti costi dell'energia, dall'inflazione incontrollata e da una bilancia commerciale in forte deficit.
Il quadro rimase immutato durante i due successivi mandati dei generali Ernest Geisel e João Baptista de Oliveira Figueiredo.
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Il ritorno alla democrazia
Nel 1985 Tancredo Neves fu il primo presidente civile eletto in poco più di un ventennio; morì prima di assumere l'incarico e fu sostituito da José Sarney. Questi prefigurò la necessità di drastiche misure di austerità per sradicare l'inflazione e far fronte allo schiacciante debito estero; coscienti infine che l'uscita dalla crisi economica non poteva avvenire che contestualmente al mutare anche del quadro politico nazionale, i militari acconsentirono nell'ottobre del 1988 alla reintroduzione dell'elezione diretta del presidente. Un anno dopo, il rappresentante del Partito conservatore di ricostruzione nazionale, Fernando Collor de Mello, ebbe così accesso alla presidenza della repubblica. Il suo programma per combattere l'inflazione ebbe come conseguenza la più grave recessione del decennio, mentre la sua popolarità crollò a seguito della messa in stato d'accusa per corruzione, che lo spinse alle dimissioni. Gli subentrò Itamar Franco che riuscì a frenare l'inflazione e a rilanciare l'economia, svolta simboleggiata dall'introduzione della nuova valuta nazionale, il real.
Alla fine del 1994 fu eletto alla presidenza Fernando Henrique Cardoso, che sconfisse il candidato delle sinistre Lula e che propose un piano di stabilizzazione monetaria che fermò l'iperinflazione del 1994-1995; il Congresso si oppose ad una modifica della Costituzione, ma approvò la privatizzazione dei monopoli chiave. Una nuova crisi economica impose la svalutazione del real nel 1999. |
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Il presente
Il 27 ottobre 2002 il secondo turno delle elezioni presidenziali vede il trionfo di Luis Inacio "Lula" da Silva. Leader del Partito dei Lavoratori, è il primo presidente di sinistra eletto nel paese sudamericano. Entrato in carica il 2 gennaio 2003, Luis Inacio da Silva dichiara come suoi obiettivi primari la ripresa della crescita economica, il contenimento del debito interno ed estero, per dare al Brasile un ruolo guida in Sudamerica nell'ambito del rilancio del Mercato Comune del Sudamerica. Conquistata la fiducia del Fondo Mondiale Internazionale e degli imprenditori, Lula deve combattere - mediante la riforma agraria, interventi strutturali sulle pensioni e sul sistema fiscale - la piaga della fame, gli squilibri sociali, le abissali differenze interne brasiliane, la criminalità organizzata e il narcotraffico.
Il presidente ha cercato nuovi partner commerciali nell'India e nella Cina e sta rafforzando l'area del Mercosur avviando le trattative per farvi entrare anche il Perù, il Cile e il Venezuela. Frattanto il programma di informatizzazione del Brasile promosso dal governo è partito con la riconversione dei computer federali sostituendo ai software coperti da copyright quelli a 'codice aperto' come Linux.
Nell'ottobre 2004 120 milioni di brasiliani sono stati chiamati alle urne per il rinnovo delle amministrazioni municipali. Il voto si è trasformato quasi in un referendum sul governo di Lula. Dopo lo scrutinio il partito di Lula (PT) non ha raggiunto neppure la metà dei municipi, anche se ha raddoppiato il numero delle amministrazioni conquistate: la seconda parte del mandato del presidente non è iniziata perciò sotto buoni auspici.
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